Cartoni animati
Posted on 07. ott, 2009 by micaelafaggiani in aggiornamenti

Oggi mi sono imbattuta nella pubblicità della Barbie pocket…ossia una mini Barbie che della vecchia Barbie ha davvero poco. E’ piccola brutta, con i capelli verdi piuttosto che blu, vestita “alla moda” se così si può dire….e ci sono davvero rimasta male visto che ricordo con dolcezza e bellezza le mie vecchie barbie con cui ho tanto giocato…che pettinavo e tenevo con cura…la mia preferita era la Barbie principessa …era bellissima, stupenda, fatata…niente a che vedere con quello sgorbio che ho visto questa mattina…

Se poi penso a lato ai cartoni animati che propongono oggi in televisione soprattutto nei canali digitali dedicati ai bambini…beh la situazione è simile…cartoni animati violenti, brutti, in cui i personaggi sono dei mostriciattoli che ne combinano di tutti i colori, che lottano, combattuto, si distruggono…e usano parole del tipo “ti anniento”, “per sempre”…che mettono in difficoltà mamme come me interrogate dai piccoli sul significato di queste parolone…

Cartoni animati brutti che anche in questo caso e odiando fare la nostalgica del passato sono ben diversi dai vecchi e cari cartoni animati che guardavo…che erano molto belli, con qualche messaggio di fondo, a misura di bambini. E poi ci stupiamo che i ragazzi di oggi non abbiano molto da dire, che appaiono confusi…per forze se dalla mattina alla sera guardano questi cartoni animati!!!!

A riprova di questa mia riflessione l’utilizzo di topo gigio, personaggio decisamente storico , per la campagna di vaccinazione per la nuova influenza A….com’è che non hanno utilizzato i nuovi cartoni animati per far passare un messaggio semplice e immediato? Ai bambini diamo qualcosa di bello e fatto bene, altrimenti crescono male no? Anche questo è un messaggio semplice e immediato.
One Response to “Cartoni animati”
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marcello
08. ott, 2009
Accidenti, misogna pure registrarsi anche qui per inserire una risposta!? Cercherò di essere breve, anche perchè ci sono già diversi libri su argomenti simili che farebbe bene leggere, non solo agli appassionati ma anche a tutti i genitori preoccupati per i loro figli… : )
Parto con una citazione del vecchio Leopardi, che già avevo usato in Cuore e acciaio: “Il gran torto degli educatori è di volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità; che la vita giovanile non differisca dalla matura; di voler sopprimere la differenza di gusti, di desideri”.
La cosa che mi stupisce e mi fa sorridere, da un lato, e mi irrita un po’, dall’altro, è notare come certi commenti odierni siano in tutto e per tutto uguali a quelli dei nostri genitori 25 o 30 anni fa, di fronte a Goldrake, Candy Candy, Lupin III o i Masters of the Universe (He-Man, per intendersi): “Che brutti i cartoni di oggi, ah com’erano belli quelli dei nostri tempi, ora sono tutti violenti, disegnati male, con brutti colori, …”. Parole testuali, riportate in molti libri che ripercorrono in modo attento e critico la trasformazione estetica occorsa con l’avvento dei disegni animati giapponesi in Italia. Non solo commenti di genitori, ma anche di giornalisti e psicologi evidentemente troppo interessati a demolire il nuovo in onore del vecchio per cercare di capire davvero le effettive differenze, o piuttosto le affinità di fondo tra gusti di ieri e di oggi (crescendo, si sa, cambia anche il nostro modo di giudicare ciò che vediamo e ciò che ricordiamo). L’immarcescibile psicologa Vera Slepoj scriveva del Giappone dei cartoni di ieri che era evidentemente vittima di “un trauma collettivo, uno shock mediatico, dettato da un meccanismo perverso che è quello televisivo, e dentro la cultura paradossale e piuttosto nichilista giapponese (sic!). Cartoni e ancora cartoni. Più usciti dal Regno del Male che da quello positivo, benefico, fatto per gioire di disneyana memoria”. Ora, per evitare di cadere di banalità e idiozia simili, sarebbe forse utile provare a prendersi più tempo per discutere, confrontarsi, leggere libri che provano a pensare le questioni e a inserirle nei contesti sociali, antropologici, formativi e filosofici che ci stanno a cuore. Con questo non intendo dire che TUTTO va sempre bene, che TUTTI i cartoni e i giochi di ieri e di oggi sono perfetti… ma è buffo criticare la violenza e la bruttezza dei cartoni odierni nello stesso identico modo con cui i nostri genitori e nonni criticavano quelli che vedevamo noi: l’Uomo Tigre mostrava corpi maciullati e sanguinanti, in tutti i sacrosanti cartoni di robot i protagonisti urlavano frasi del tipo “Ti anniento!”, “Ti distruggo!”, “Ti odierò per sempre!”, e non mi pare che sia cresciuta una generazione piena di violenti e disadattati. Aggiungo poi che i temi della violenza e dello scontro sono al centro di quasi tutti i grandi classici, dall’Iliade alla Bibbia (dove ci sono pure incesti, genocidi, sodomizzazioni, ma chi la legge più?). I miei 10 cugini, tra i 4 e 19 anni, stanno crescendo guardando cartoni e film in parte uguali, in parte diversi da quelli che ho guardato io. Rendersi conto delle differenze non vuol dire né accettare tutto, né condannare tutto il nuovo in favore del vecchio. Ma ogni generazione ha diritto di incontrare i propri mostri, e di provare a combatterli. Come scrive Remo Bodei, filosofo di Pisa: “è difficile imparare a non avere nostalgia della terraferma: difficile per noi, abituati ai concetti di storia come tragedia e di trasformazione come catastrofe. Per i bambini, che hanno portato la metamorfosi dal piano teorico al gioco, questo è normale. Bisogna, dunque, imparare da loro”. E, aggiungo io, avere anche più fiducia nelle loro capacità di crescita e di maturazione.